ultimo aggiornamento: 13/1/2007
MILANO, 17 gennaio 2007
Seminario Anchise
La Capacitazione nella cura dell'anziano fragile:
parole e gesti capacitanti
SEDE: Ospedale San Carlo Borromeo (sala conferenze), via Pio II 3, Milano.ORARIO: ore 15-18
Questo primo Seminario, come tutti i successivi dell’anno 2007, sarà centrato su un’idea guida che il Gruppo Anchise propone per dare senso ed efficacia alla cura dell’anziano fragile, soprattutto quello ricoverato in RSA: la Capacitazione.
La Capacitazione è un metodo d’intervento che consiste nel creare le condizioni per cui la persona anziana possa svolgere le attività di cui è ancora capace, così come è capace, senza sentirsi in errore.
L’obiettivo della Capacitazione è che la persona possa essere felice, per quanto possibile, di fare quello che fa, così come lo fa, nel contesto in cui si trova.
DESTINATARI: i Seminari Anchise sono rivolti ai professionisti che operano nella cura delle persone anziane (medici, infermieri, operatori sociosanitari, fisioterapisti, logopedisti, psicomotricisti, psicologi, educatori, animatori, assistenti sociali).
OBIETTIVO FORMATIVO: saper effettuare interventi capacitanti con gli anziani fragili nell’ambito delle proprie specifiche attività professionali.
METODOLOGIA: i Seminari richiedono una partecipazione attiva.
Ogni incontro è costituito da due parti.
Nella prima parte vengono esposti e discussi temi pertinenti l’Anziano fragile e la Capacitazione, nella seconda parte i partecipanti si strutturano come Laboratorio formativo e lavorano sulle situazioni problematiche vissute dai partecipanti stessi e riferite al gruppo.
PROGRAMMA
Saluto del Direttore Generale dell'Ospedale San Carlo Borromeo: Luigi Gianola
Introduzione: Pietro Vigorelli (presidente del Gruppo Anchise)
Relatori: Piccaluga Liliana (medico geriatra, direttore sanitario dell’ASP Pio e Ninetta Gavazzi, sede L’Arca. Desio), Niosi Giovanni (coordinatore IP), Riedo Elisa (tirocinante psicologa)
QUOTA D'ISCRIZIONE: per partecipare ai Seminari è necessario iscriversi all’Associazione Gruppo Anchise (quota associativa 2007: € 50, da versare all'inizio del Seminario, valevole per la partecipazione a tutti i Seminari).
ATTESTATO: ai partecipanti verrà rilasciato un Attestato di frequenza al termine del Seminario.
PROSSIMI SEMINARI: 21 marzo, 23 maggio, 19 settembre, 21 novembre
info@gruppoanchise.it
SEMINARI ANCHISE 2007
La Capacitazione nella cura dell'anziano fragile:
parole e gesti capacitanti
Inizio: 17 gennaio 2007
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info@gruppoanchise.it
Conversare con gli anziani
Relatore: Giampaolo Lai
Non è consuetudine che l’organizzatore di un incontro chieda scusa di essere puntuale.
È accaduto a Milano, all’Ospedale San Carlo Borromeo, quando Pietro Vigorelli, inaugurando il ciclo di seminari organizzati dal Gruppo Anchise, ha invocato influssi elvetici per giustificare il mancato rispetto del quarto d’ora accademico. Ma il Direttore dell’Ospedale, Giuseppe De Leo, era già arrivato, anche lui in perfetto orario per aprire ufficialmente l’evento con il saluto della sua istituzione, che figura al primo posto tra i patrocini di Anchise, insieme a ordini professionali, associazioni mediche e, of course, l’Accademia delle tecniche conversazionali.
Il Gruppo Anchise, fondato nel luglio scorso, è «un’Associazione tra esperti per la ricerca, la formazione e la cura delle persone anziane».
Raggruppa operatori di professionalità diverse: medici, psicologi, infermieri, fisioterapisti, psicomotricisti, terapeuti occupazionali, animatori, educatori, assistenti sociali, operatori socio-sanitari e anche studenti.
Pietro Vigorelli ha insistito sull’importanza di conservare la specificità dei ruoli professionali e dei rispettivi centri di attenzione, che possono essere la malattia, il corpo del paziente, il corpo virtuale (quello presente sulle lastre, sugli schermi dei computer, nei risultati di laboratorio), la psiche, il linguaggio, il contesto socio-economico. Tuttavia, il motto dell’Associazione Anchise:
«la parola al centro, come mezzo e come fine» riguarda tutti i tipi di operatori, perché all’interno del proprio ruolo, l’operatore bene o male scambia delle parole con il paziente.
Il concetto della “parola al centro” ha raccolto molti consensi, tanto che gli iscritti al seminario sono più di cinquanta e provengono da varie regioni d’Italia. Vi è persino un fisioterapista di Roma.
Nelle loro presentazioni ricorre l’idea che lo scambio di parole con i pazienti sia un bene troppe volte mancante.
Giovani assistenti domiciliari di Firenze notano quanto facilmente gli operatori che si occupano del corpo del paziente, da lavare, medicare, accudire, tendano a tacere, aumentando l’effetto di gelo relazionale con l’anziano, il quale dal canto suo già si isola.
Un medico di Vimodrone denuncia l’abitudine dei sanitari di limitarsi a parole diagnostiche.
Una fisioterapista di Lodi vede nelle parole un possibile rimedio alla frustrazione legata alla difficoltà di ottenere collaborazione.
Per un’animatrice di Lentate-sul-Seveso, conversare con il paziente s’iscrive in un progetto che «pone l’attenzione all’essere piuttosto che al fare».
Infine la caposala del reparto di riabilitazione diretto da Pietro Vigorelli riferisce che, da quando il personale ha iniziato a parlare a lungo con i pazienti neo-ammessi, gli episodi di delirium che erano frequentissimi la prima notte sono diventati un’eccezione.
Nella seconda parte dell’incontro, Giampaolo Lai ha parlato della sua esperienza di conversazioni con gli anziani malati di Alzheimer o di patologie affini.
Sul piano concettuale ha insistito sulla differenza tra conversazione e comunicazione.
Raccogliendo con prontezza questo concetto, un infermiere di Bergamo ha raccontato in conclusione uno scambio di parole con un suo paziente:
«Lui diceva delle cose in tedesco, io non so il tedesco ma ripetevo le sue parole, e lui era contentissimo».
Pierrette Lavanchy
(dal sito dell’Accademia delle Tecniche conversazionali)
LA PAROLA AL CENTRO DELLA CURA
Relatore: Giampaolo Lai
Il 17 febbraio ’06 si è tenuto il I° Seminario Anchise sul tema: “La parola al centro della cura”.
Tale incontro ha radunato le più diverse professionalità che si occupano con diverse specificità in modo sinergico delle problematiche delle persone anziane.
Il Gruppo Anchise si caratterizza così, fin da subito, come gruppo multidisciplinare, coinvolgendo nel confronto psicologi, medici, animatori, educatori, psicomotricisti, fisioterapisti, assistenti sociali, operatori sociosanitari, infermieri e terapisti occupazionali di diverse realtà del territorio italiano (erano presenti professionisti provenienti da Lombardia, Piemonte, Emilia, Toscana e Lazio).
Inizialmente il Presidente ha introdotto il tema dell’incontro proponendo una scelta metodologica comune di occuparsi delle parole dei pazienti, ognuno secondo le proprie competenze.
Mettere la parola al centro della cura significa allora, da un lato, utilizzare la parola come mezzo per promuovere il benessere del paziente e dei suoi familiari, sia da parte di chi, come gli psicologi, fanno della parola già di per sé uno strumento privilegiato, sia da parte delle altre figure professionali.
La parola al centro vuole essere intesa anche come fine terapeutico, in particolare per quelle persone le cui competenze verbali risultano problematiche, sia per problemi neurologici, sia per aspetti relazionali-affettivi.
L’introduzione ha così aperto la strada all’intervento di Giampaolo Lai che ha presentato un modello di studio e di intervento che mette la parola al centro: il Conversazionalismo.
Innanzitutto il modello di Lai prevede la registrazione e la trascrizione fedele delle conversazioni tra professionista e paziente. Tale pratica genera quella che Lai definisce una dematerializzazione della conversazione per cui, di tutto quello che è avvenuto nell’incontro tra due persone o in gruppo, restano solo le parole trascritte.
Dallo studio dei testi è emersa la distinzione tra Comunicazione e Conversazione.
La Comunicazione prevede uno scambio di informazioni e non è tale se priva di contenuto.
La Conversazione prescinde dalla trasmissione di messaggi; come esprime l’etimologia stessa della parola: “girare intorno”, consta dello scambio verbale che permette a due o più interlocutori di stare insieme, anche senza comunicare… ne è un esempio il parlare degli innamorati, così significativo per i protagonisti della relazione e spesso così privo di contenuti.
La distinzione tra comunicazione e conversazione si evidenzia nei pazienti affetti da Demenza di Alzheimer in cui la degenerazione del sistema nervoso centrale priva gradualmente i pazienti della capacità di esprimersi verbalmente in modo appropriato. Tali pazienti, pur perdendo la capacità di comunicare, preservano a lungo la capacità di conversare rispettando l’alternanza dei turni verbali.
La sfida del modello di Lai è di promuovere l’espressione di tali capacità residue attraverso opportuni accorgimenti conversazionali dell’interlocutore, che provengono essenzialmente, ma non solo, dal rispetto delle regole di cortesia conversazionale. Tra questi accorgimenti Lai ha in particolare sottolineato l’evitare di porre domande; il rispetto dell’alternanza dei turni evitando sovrapposizioni, interruzioni o completamenti dei turni verbali dei pazienti; la restituzione del motivo narrativo espresso dall’interlocutore, ovvero una sorta di parafrasi riassuntiva delle parole del paziente.
Tali accorgimenti possono permettere di vivere, nel qui ed ora, conversazioni felici, e si ipotizza che questo contribuisca ad un maggior benessere degli interlocutori. A tal proposito, tra i tanti interventi dei presenti, è stato particolarmente efficace e significativo il racconto dell’incontro con un paziente con deterioramento mentale capace di esprimersi verbalmente esclusivamente in tedesco: l’interlocutore, un infermiere di Bergamo, pur non conoscendo il tedesco, si limitò a ripetere le parole, per lui incomprensibili, del paziente, permettendo il realizzarsi di una conversazione percepita come felice.
Martina Bonalume
