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La rubrica è a disposizione dei professionisti che si occupano di cura delle persone anziane. Dopo la nota introduttiva sono riportati i testi di alcune conversazioni esemplificative. . La malattia di Alzheimer può essere considerata una malattia dell’identità o, meglio, una malattia del riconoscimento: · io, malato, non riconosco più la mia identità (non so chi sono) · io, malato, non riconosco più la tua identità (non so chi sei) · io, malato, non riconosco più il mondo che mi sta intorno (non so dove sono, non so che cos'è quella cosa lì) · io, malato, non riconosco più il tempo (non so distinguere quello che succede oggi da quello che è successo ieri o quando ero giovane) · io, malato, non mi sento riconosciuto nelle mie identità molteplici (tu non capisci chi sono, tu disconosci la mia identità qui e ora, tu dimentichi la mia storia e il mio ruolo sociale, tu ignori le mie identità molteplici) · io, malato, non mi sento riconosciuto nelle mie capacità (tu non capisci che cosa posso fare) · io, malato, non mi sento riconosciuto nella mia malattia (tu non capisci che mi dimentico perché sono malato) · io, malato, non mi sento riconosciuto nelle mie richieste (quando chiedo qualcosa non vengo preso sul serio) · io, malato, non mi sento riconosciuto e vado sempre più in confusione · io, malato, provo dei sentimenti e non mi vengono riconosciuti · io, malato, voglio dire il mio parere, partendo dal mio punto di vista, sulle cose che mi riguardano, ma non mi è permesso · io, malato, voglio decidere circa le cose che mi riguardano, ma non mi è permesso · io, malato, voglio rendermi utile, ma non mi è permesso perché mi viene riconosciuto solo il ruolo di demente · io, malato, voglio essere ascoltato, ma vengo considerato solo come un demente · io, malato, voglio essere riconosciuto per quello che sono · io, malato, voglio che quello che faccio venga riconosciuto · io, malato, voglio che quello che dico venga preso sul serio e influisca sulla realtà che mi circonda La perdita del riconoscimento dipende dal danno cerebrale causato dalla malattia di Alzheimer, in particolare a livello dell'ippocampo e del cingolato posteriore, ma dipende anche dall'ambiente, cioè dal contesto relazionale. La perdita del riconoscimento è causa di sofferenza per la persona malata e tende ad aggravare l'espressione sintomatologica della malattia. Anche se oggi non è possibile influire favorevolmente sul danno neurologico, è invece possibile influire sull'ambiente per ridurre la sofferenza della persona malata e per ridurre l'espressione sintomatologica del danno cerebrale. Partendo da queste considerazioni noi consideriamo la malattia di Alzheimer una malattia del riconoscimento e proponiamo una TERAPIA DEL RICONOSCIMENTO. Noi accettiamo e riconosciamo le identità molteplici del malato, noi focalizziamo l'attenzione sulle sue capacità (non sui deficit). Il nostro intervento terapeutico riconosce le Competenze Elementari del malato, la competenza a parlare e a comunicare, la competenza emotiva, la competenza a contrattare e a decidere. Noi riconosciamo le Competenze Elementari nel momento in cui si manifestano, così com si manifestano e ci proponiamo di tenerle vive anche quando tendono a eclissarsi. In questo modo il malato, lui che non sa più chi è, lui che si perde nelle sue identità molteplici, lui che si sente sempre inadeguato, si sente finalmente riconosciuto e ritrova se stesso. La persona malata si sente accettata così com’è, in ogni momento e in ciascuna delle sue identità molteplici. Può esprimere le sue capacità così come riesce. Se prima era confusa e impoverita, si sentiva derubata della propria identità, ora può riappropriarsi di se stessa, delle proprie identità molteplici e delle proprie capacità. La persona malata ritrova il gusto della relazione, può parlare e può agire senza sentirsi in errore e ritrova la serenità; le sue parole tornano ad avere un senso, la sua angoscia tende a ridursi. I pilastri della Terapia del Riconoscimento sono l'Approccio Conversazionale e l'Approccio Capacitante. Nei testi che seguono il nome dei pazienti e ogni altro dato che possa permetterne l’identificazione è stato alterato per rispettarne la privacy. Le conversazioni sono state registrate in modo palese, con il consenso del conversante e del familiare di riferimento. Ho paura dell’Alzheimer Testo inviato da Paola Peroli (geriatra, Verona) e discusso al Seminario Multiprofessionale Anchise del 19 maggio 2010. Il testo è seguito da un breve commento in cui si parla di Io funzionale e io deficitario, di Terapia del Riconoscimento, di COMPETENZE ELEMENTARI. Testo 2010, 11 maggio inviato da Francesca (animatrice, Borghetto Lodigiano) per il seminario dell'11 maggio 2010 del Corso UPAC (Uso della Parola nel'Attività di Cura). Nel commento si parla di io deficicitario e di io funzionale e si focalizza l'attenzione sui risultati che si ottengono con il riconoscimento dell' io funzionale (MMSE zero). . Testo 2010, 24 marzo Inviato da Cinzia Luca (terapista occupazionale, psicomotricista, laureata in riabilitazione psichiatrica, Milano), il testo è seguito da un breve commento in cui si sottolinea l'utilità della tecnica della RESTITUZIONE DEL MOTIVO NARRATIVO nel fornire al paziente il RICONOSCIMENTO delle sue IDENTITA' MOLTEPLICI. . Testo 2009, 19 maggio inviato da Mari Grazia Barbato e Manuela Arru (logopediste, Cagliari) e commentato durane il corso PEC (Parole e Corpo) promosso dall'Istituto Nous (Direttore: Sandra Di Ninni, Cagliari). Nel commento finale si discute sulle differenze tra colloquio valutativo, intervista e conversazione capacitante. Si discute anche di narrazione autobiografica e riconoscimento. . TESTO 2009, 6 maggio LA VITA E' COSI' Testo inviato da Francesca Bettini (psicologa) e discusso al Seminario Multiprofessionale Anchise il 6 maggio 2009. Il testo è seguito da un breve commento in cui ci si interroga sulle questioni seguenti: domandare per conoscere o rispondere, restituire il motivo narrativo e legittimare le emozioni per RICONOSCERE? cercare la CONOSCENZA o offrire il RICONOSCIMENTO? . TESTO 2009, 4 maggio QUANDO LI VEDO SONO CONTENTA Testo inviato da Stefania Canulli (psicologa, in formazione come Conduttrice di Gruppi ABC, Milano). Nel breve commento si parla di come riconoscere la COMPETENZA A parlare e la COMPETENZA A COMUNICARE anche a una persona con evidenti disturbi del linguaggio. . TESTO 2009, 3 aprile E' COSI' BELLO QUANDO SI PARLA Testo inviato da Angelida Ullo (psicologa, in formazione come Conduttrice di Gruppi ABC. Messina). Nel commento la psicologa sottilinea le tecniche conversazionali utilizzate per fornire alla paziente il RICONOSCIMENTO di essere una interlocutrice valida, nonostante i gravi disturbi di linguaggio di cui è consapevole. Testo 2009, 1 aprile se le facevo è perchè mi piacevano Testo inviato da Chiara Salza (arteterapista, Como) e discusso al Seminario Multiprofessionale Anchise. Nel commento si parla di riconoscimento della COMPETENZA A PARLARE e A CONTRATTARE. . Testo 2009, 4 marzo bis dai che vado bene Testo inviato da Patrizia Costa (educatrice) e discusso al Seminario Multiprofessionale Anchise. Nel commento si parla di competenze elementari e di riconoscimento delle IDENTITA’ MOLTEPLICI. Testo 2009, 4 marzo adesso devi rassegnarti Testo inviato da Paola Aldeghi (animatrice, Tradate) e discusso al Seminario Multiprofessionale Anchise. Nel commento si parla di Tecniche della conversante e di Competenze elementari. . TESTO 2009, 19 febbraio IO SONO BOSANA Testo inviato da Piera Lotti (educatrice professionale, Bosa OR). Il testo è seguito da un breve commento in cui si parla di STORIA DI VITA, di CHE COSA SUCCEDE A FARE DOMANDE e di RICONOSCIMENTO. . TESTO 2009, 4 febbraio MI CHIAMAVA ALZHEIMER Testo inviato da Chiara Bertelli (psicologa, Forlì) e discusso al Seminario Multiprofessionale Anchise il 4 febbraio 2009. Il testo è seguito da un breve commento in cui si parla di RICONOSCIMENTO DELLA COMPETENZA EMOTIVA. . ULTERIORI TESTI COMMENTATI NELL'ARCHIVIO (v. menù)
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